Chiesa di Santa Maria della Carità, detta “Della Scopa”

La storia della chiesa di Santa Maria della Carità – oggi meglio conosciuta come la chiesa dell’Adorazione – è strettamente legata alle origini e all’attività dell’omonima Confraternita detta anche della Disciplina, dell’Osservanza o della Scopa, sorta sulla fine del XII secolo.

 

IL NOME “DELLA SCOPA” 

Quanto al nome volgare (la Scopa) con cui popolarmente è chiamata la chiesa dell’Adorazione, lo storico ascolano mons. Fabiani, in un primo momento, opinò che l’origine della strana denominazione si dovesse ricercare nella consuetudine dei confratelli di spazzare con la scopa, cioè di raccogliere i resti dell’orzo e dell’avena lasciati nell’antistante piazza – detta allora della Quartarola – dove si esercitava la pubblica vendita delle granaglie. Giulio Amadio segnalò al Fabiani altre soluzioni, una delle quali si avvicinava assai alla verità. Partendo dal fatto che “scopare” oltreché “pulire” può avere anche il significato di “percuotere con la scopa” (fustibus caedere), l’Amadio giungeva alla conclusione ipotizzando che in passato, nella piazza prospiciente la chiesa, venissero fustigati i rei. Il Fabiani concludeva: “oggi non c’è alcun dubbio, la chiesa si chiama la scopa perché era sede di una confraternita i cui associati usavano flagellarsi una più volte la settimana”. E che sia proprio questa l’origine della curiosa denominazione risulta dal fatto che in altre località italiane esistevano confraternite così chiamate. Una compagnia di disciplinati della Scopa esisteva a Offida, ad Amandola, a Campli e a Civitella del Tronto. Oggi dopo il restauro, sostituendo anche la campana grande non più suonante, con una nuova, troviamo l’iscrizione “ANNO D. MDCLVI Sancte Marie Charitatis, Asculi, dicta la Scopa”: ciò conferma che questa era la denominazione della confraternita che ivi operava.

 

L’ADORAZIONE EUCARISTICA PERPETUA

Nel febbraio dell’anno 1964, Marcello Morgante vescovo, annunciando la celebrazione del IX Congresso eucaristico regionale marchigiano, felicemente concluso in Ascoli Piceno nel maggio del 1966, propose di istituire nella chiesa di Santa Maria della Carità, in Ascoli, la solenne adorazione eucaristica quotidiana. La sera del 9 ottobre 1965, nella festiva ricorrenza liturgica della Madonna delle Grazie, celeste conpatrona della città e diocesi ascolana, con l’intervento del signor Cardinale Bernard Jan Alfrink, arcivescovo di Utrecht e primate di Olanda, il Santissimo Sacramento fu solennemente intronizzato con trionfale processione dalla cattedrale alla predetta chiesa la quale divenne, da quel giorno, sede dell’Adorazione Eucaristica Quotidiana, affidata alla generosa pietà eucaristica del clero e dei fedeli.
Per assicurare poi, una più fedele, continua e ordinata assistenza di adoratori, e nell’estendere i frutti della devozione eucaristica a tutte le parrocchie e a tutte le anime della chiesa ascolana, viene istituita la Pia Unione Eucaristica dell’Adorazione Solenne Quotidiana.

 

L’ESTERNO

La facciata in travertino è una liscia parete, divisa in tre parti quasi uguali: su alti piedistalli si elevano le paraste scanalate e sbaccellate. Nei tre intercolumni si aprono altrettanti portali che, come l’attico al di sopra della trabeazione, furono aggiunti nel 1583 dall’ascolano Conte Conti.

 

L’INTERNO

 L’interno, ad una sola navata e copertura a botte, è ricco di ornati e di statue, con dieci grandi nicchie, cinque per lato, terminanti a conchiglia.

La pala sull’altare maggiore è il “Presepio”, tela di Girolamo Buratti (sec. XVI-XVII).

Altre pregevoli tele di Gaia, di De Magistris, di Corrigioli, di Cicconi, di Urbani adornano gli altari laterali. I grandi affreschi sulla parete interna della facciata sono il frutto del serio impegno tecnico e compositivo del Buratti.